Il corno portafortuna è,
senza dubbio, il più diffuso amuleto italiano. Le sue origini sono antichissime
e risalgono addirittura ai tempi del Neolitico (3500 A.C.), quando gli abitanti
delle capanne usavano apporre fuori dall' uscio un corno come auspicio di
fertilità. Specialmente in quei tempi la fertilità veniva associata alla fortuna
in quanto, più un popolo era fertile, più era potente e quindi fortunato. In
altri tempi i corni venivano usati come doni votivi alla Dea Iside, affinché la
Dea Madre assistesse gli animali nel procreare. La mitologia ci informa che
Giove donò alla sua nutrice un corno in segno di gratitudine, questo corno era
dotato di virtù magiche in modo che, la nutrice, potesse ottenere tutto ciò che
desiderava. Il corno trae le sue origini per via della forma, si pensa infatti
che gli oggetti a punta, specialmente se aventi forma di corno, difendono da
cattive influenze e malasorte se portati con se. Si dice che il corno per
portare fortuna deve essere ROSSO e FATTO A MANO. Rosso perché già nel Medioevo
ogni talismano rosso aveva doppia efficacia e il rosso simboleggiava la vittoria
sui nemici. Già nei tempi più antichi diverse popolazioni associavano al colore
rosso un significato di fortuna e buon auspicio. In Cina e Germania dove tutti
gli editti ed i sigilli imperiali erano rossi in segno di buona fortuna. Nelle
Indie dove i raccolti venivano protetti con teloni rigorosamente rossi e strisce
di tela dello stesso colore venivano portate sul collo per prevenire i mali. Gli
antichi medici suggerivano che abiti rossi potessero guarire i reumatismi dove
ogni mezzo aveva fallito. L'efficacia di tutti questi rimedi ed altri ancora non
stanno nei vari materiali utilizzati ma , solo ed esclusivamente, nel colore
rosso. Il motivo per il quale il corno deve essere fatto a mano sta invece nel
fatto che ogni talismano fatto a mano acquisisce poteri benefici dalle mani che
lo producono.
Emblematico antidoto e sacramentale scudo contro ogni malefico influsso, il
corno è il referente apotropaico per antonomasia: amuleto propiziatorio,
autentico simbolo della vita, da opporre a tutto ciò che viene ritenuto
potenziale latore di morte. Apotropaios è parola greca che significa
letteralmente "allontanante" da cui deriva l’italiano apotropaico, cioè di
oggetto, gesto, parola o similia, che serve ad allontanare un’influenza magica,
ritenuta maligna e/o dannosa per chi la riceve. E’ inutile ricordare che a
Napoli, nella nostra città, l’oggetto apotropaico, nella sua varia forma e
configurazione, ha assunto nel tempo un rilievo culturale non secondario e la
sua diffusione assicura una presa popolare non disprezzabile, compresa quella
quota non trascurabile di kitch e di "già visto" e consumato. Prototipo dei
talismani, considerato essenziale medicus invidiae, il corno per adiempiere
validamente alla sua funzione scaramentica non deve mai venire acquistato, ma
solo formare oggetto di dono, e risultare: tuosto, vacante, stuorto e cu' 'a
ponta (apparire rigido, cavo all'interno, a forma sinusoidale e terminante a
punta).
Di fronte alle paure e ai pericoli che la vita riserva, l’uomo ha ingenuamente
creduto di poter trovare sicurezza in oggetti ritenuti capaci di proteggere
dalla sventura. Risulterà senz’altro utile indagare le origini storiche di
alcuni oggetti scaramantici ancora molto diffusi nella società odierna, per
mostrare come tale genere di credenze sia del tutto assurdo e ingiustificato. La
convinzione che il cornetto rosso porti fortuna risale all’epoca preistorica,
quando l’uomo primitivo associava la potenza fisica degli animali alla grandezza
delle loro corna. Questa opinione si trasformò in culto idolatrico degli animali
dotati di corna fino a considerarli vere e proprie divinità. In epoche
successive troviamo idoli con sembianze umane, ma con teste di animali come la
dea egizia Hathor (rappresentata o con la testa di vacca o con il volto di donna
dalle lunghe corna) e il dio Amon, con le corna d’ariete. Per secoli insigni
condottieri (ad es. Alessandro Magno) si fecero raffigurare con questi ornamenti
sul capo, poiché le corna erano ritenute sia emblema di potere che di
appartenenza e discendenza divina. La gente comune, assoggettata ed ammaliata da
tali guerrieri investiti di potenza pseudo-divina, iniziò a costruirsi piccoli
amuleti a forma di corna o di unico corno, fabbricandoli con materiali poveri
quali il legno o la terracotta. Con il trascorrere dei secoli divennero piccoli
feticci del buon augurio e proprio nella nostra penisola comparve il primo
cornetto rosso. Inizialmente tali amuleti erano realizzati in corallo, perché la
mentalità popolare annoverava il corallo tra le pietre preziose col potere di
scacciare malocchi e fatture e di preservare dal male le gestanti (in realtà il
corallo ha un’origine organica marina e non possiede alcuna virtù terapeutica e
tantomeno di protezione). Nel Medioevo questi talismani si diffusero in tutta
Europa ed i gioiellieri partenopei erano celebri ovunque per la creazione di
collane e braccialetti ornati da innumerevoli cornetti del buon augurio. Per gli
uomini era usanza portare un solo cornetto e di toccarlo e baciarlo prima di
un’impresa bellica o prima di concludere un affare. A tali gesti scaramantici si
aggiunsero filastrocche popolari mescolate a preghierine dal sapore cristiano e
si mutarono così in veri rituali magico-superstiziosi. Quella di seguito
riproposta è un’antica filastrocca medioevale tuttora usata nelle regioni
meridionali d’Italia ha per caricare di buoni auspici il cornetto rosso e
vincere al gioco del lotto: “San Gennaro, san Girolamo, san Crispino, san
Giustino usa il mio cornetto, dagli fuoco, dagli vento. San Gennaro, san
Girolamo, usa il mio cornetto. San Crispino, san Giustino, fammi vincere il
quattrino. Sant’Eufemia, sant’Assunta, non tremate nell’aggiunta. Nel borsello
il mio quattrino, il cornetto al santino”. Sono migliaia i cornetti rossi
venduti ogni anno in Italia, di svariate forme e materiali, seppure sempre più
spesso in plastica e con la forma di portachiavi, collanine, braccialetti,
spille, fermacravatte, ecc. Associati molte volte alle cifre legate alla
numerologia popolare della fortuna (come nella cabala del lotto) o a minuscoli
fantasmi dal sorriso ambiguo e muniti di cappello. Piccoli feticci che un tempo
si credeva proteggessero dal malocchio, ora adoperati, più o meno
consapevolmente, per ottenere fortuna al gioco del lotto o come talismani per
avere successo negli affari. Quale che sia il loro utilizzo i cornetti rossi
restano sempre piccoli amuleti legati agli antichi riti magici pagani.